Argomento:
l’amore sacro e l’amor profano.
La parola
“amore” ha tantissime forme e significati. L’amore è un sentimento molto forte che
si prova nei confronti di qualcuno e che riesce a unire due persone. In certi
casi è considerato il sentimento più bello, in altri il più brutto perché ci
mette in dubbio come persone, ci fa sentire inutili e di conseguenza ci porta
alla sofferenza e al pentimento per aver amato qualcuno. Fin da sempre si è
parlato di amore attraverso le poesie e le opere, noti esempi sono l’amore tra
Paolo e Francesca nel V canto dell’Inferno e tra Beatrice e Dante, narrato da
quest’ultimo nelle poesie più significative all’interno della Vita Nuova.
Tutt’ora l’amore e i sentimenti si esprimono attraverso la musica, l’arte e la
recitazione. L’amore si distingue in “amor sacro” e “amor profano”. L’amore
sacro è quello divino, ossia rivolto a Dio ed impone il rispetto delle regole
religiose. Nello Stil Novo l’amore ha un’altissima forma di spiritualità che si
esprime anche solo con la visione della donna, considerata una creatura rara,
un angelo dotato di numerose qualità, che diveniva il tramite tra Dio e l’uomo.
Una simile concezione è quella dell’amore mistico, il terzo stadio dell’amore
nella Vita Nuova, che interpreta questo sentimento per la donna come una forza
che innalza l’animo per ricongiungersi con Dio. In questo caso il poeta più
significativo che rispecchia il concetto di amore sacro è Guido Cavalcanti con
il sonetto “Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira”. Il tema principale è
quello della lode alla donna, il poeta è privo di strumenti per descriverla,
ecco il motivo per il quale essa diventa una creatura miracolosa e viene
paragona alla Vergine Maria. L’uomo è attonito, non riesce a parlare ed esprime
ciò che la donna gli suscita attraverso un sospiro. Essa viene paragonata a Dio
perché è l’essere infinito e assoluto e l’uomo non ha una mentalità tale da poter
descrivere la donna. L’amore profano si oppone all’amore sacro, è un amore
umano e terreno considerato dalla chiesa fonte di peccato. Nella lirica
cortese la donna veniva vista come fonte
di cortesia perché ingentiliva gli animi di coloro che fossero in contatto con
essa. L’amore cortese fissa alcuni aspetti: l’uomo si pone a un livello di
inferiorità rispetto alla donna amata, presentandosi come suo umile servitore;
l’amore è inappagato in quanto l’uomo non chiede nulla in cambio dell’amore
della donna; l’amore è adultero ossia visto solamente come un contratto. Anche
Dante nel V canto dell’Inferno fa riferimento all’amore profano, egli racconta
infatti la storia di Paolo e Francesca, due cognati che in preda alla passione
tradiscono il marito di lei, che gli uccide.
Attenta alla sintassi e all'ortografia.
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